Giovanni Pascoli nello specchio delle sue carte
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L'archivio della Società delle Belle Arti

Lettera di Ludovico Rezsan, 1845
Con l’alluvione del 1966 ha rischiato di andare perduto anche l'archivio della Società delle Belle Arti di Firenze, istituita nel 1843 con la finalità di
 
promozione e affermazione del culto delle Arti e del Disegno nelle sue varie manifestazioni e che nel 1961 era stato notificato come Archivio di interesse particolarmente importante per le notizie relative alla vita della Società dal 1859 ad oggi e ai vari movimenti artistici nazionali, per il carteggio tenuto con numerosi artisti e per la partecipazione di questi a mostre e a manifestazioni indette dalla Società.
 
Le carte testimoniano infatti la vita artistica di Firenze e dell’intera Toscana in epoca moderna, raccogliendo in circa 130 unità gli atti di costituzione, atti amministrativi, cataloghi d’arte, elenchi e schede di opere d’arte, documenti relativi all’organizzazione di mostre d’Arte ed un abbondante carteggio con artisti italiani e stranieri dell’800 e del ‘900 tra i quali Francesco Saverio Altamura, Luigi Bechi, Odoardo Borrani, Adriano Cecioni, Giovanni Fattori, Lorenzo Gelati, Cesare Guasti, Silvestro Lega, Carlo Markò, Telemaco Signorini, Angiolo Tricca, Stefano Ussi.
 
Il 4 novembre 1966 la documentazione si trovava nella sede della Società in via S. Margherita 1, dove venne interamente sommersa da una miscela di acqua, fango e nafta. Le carte vennero ripescate e accatastate nella piazzetta antistante l'edificio per mano di soci e di alcuni operai e quindi furono prese in carico dalla Soprintendenza il 20 novembre. Questo ha fatto sì che l’ordinamento, con il quale si erano stratificati i documenti, andasse completamente perduto.
 
La Soprintendenza trasferì i documenti in un primo momento al centro di raccolta di Cortona, dove furono interfoliati a cura dei volontari, successivamente al centro di recupero di S. Giustino Umbro. In questa sede i documenti, al fine di una più rapida essiccazione, furono privati delle buste e delle coperte e vennero disposti nelle celle dell’essiccatoio Sumatra 4. L’asciugatura fu completata il 16 dicembre e tutto il materiale venne inoltre sottoposto per tre volte a disinfestazione antimuffa. Già il 22 dicembre i documenti tornarono a Firenze e furono depositati temporaneamente presso il convento di S. Domenico a Fiesole. Poco dopo però fu ordinato che la documentazione fosse riportata a San Giustino perché l’aumento del tasso di umidità aveva reso i locali di Fiesole non più idonei alla conservazione.
Il 3 luglio del 1968 il materiale venne nuovamente spostato, questa volta all’Archivio di Stato di Firenze, in modo da sgomberare l’essiccatoio e, finalmente, il 1 agosto 1969 furono riconsegnati alla Società i 136 pacchi di atti sciolti e registri senza coperta, accompagnati da 130 nuove buste di cartone e 1500 cartelle cartacee per l’adeguato condizionamento di lettere e documenti sciolti.
 
Il soprintendente Prunai si spese molto per far ottenere alla Società un contributo da parte del Ministero per l’acquisto di una nuova scaffalatura (quella originaria in legno era stata distrutta con l’allagamento), motivando così la richiesta: 
 
in quanto l’archivio è veramente importante ai fini della storia dell’arte e frequentato da studiosi italiani e stranieri e anche per il fatto che non farebbe buona impressione in Firenze la concessione di scaffalature ai vari Comuni alluvionati e il rifiuto a un ente cittadino, tanto più che la Presidenza della suddetta società rinunziò a qualsiasi contributo sulle spese fatte per il recupero dell’archivio.
 
Nonostante la consapevolezza, da parte di tutti i Soci, di essere portatori di una memoria rilevante per la storia dell’Arte, lo sforzo del riordino e del restauro delle carte risultava troppo oneroso per essere affrontato. Solo in tempi più recenti la Soprintendenza è intervenuta a sostegno della Società, finanziandone il riordino. Così a partire dal 2010 le carte sono state riordinate, rifascicolate e ricondizionate, restituendo all’archivio la propria forma e identità.
 
Non solo. La documentazione recuperata presentava ancora tracce dei danni subiti, sia nelle coperte, più evidentemente rovinate, sia nelle carte che con l’esposizione all’acqua avevano perso la cellulosa, e quindi la consistenza, così come gli inchiostri. Il restauro promosso dalla Soprintendenza tra il 2012 ed il 2014 ha visto il recupero di numerose unità documentarie con interventi quali l’eliminazione dei residui di fango, deacidificazione, ricollatura, restauro delle lacune con carta giapponese e velatura a rinforzo dei bordi, restauro e sostituzione delle coperte in condizioni critiche.
 
Sul piano della valorizzazione sono state promosse inoltre due mostre nella sede dell'ente: la prima nell'estate 2011 dal titolo Patria nostra Maestra nelle Arti, dedicata al primo periodo di vita (1843-1861); la seconda nell'ottobre 2012, La società delle Belle Arti di Firenze e la Grande Guerra  centrata sulla attività di promozione e sostegno delle arti nel periodo bellico.
Nello stesso periodo, grazie all’intervento del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, è stato inoltre possibile recuperare un certo numero di lettere e documenti facenti parte dell'archivio trafugate e portate di fuori della Toscana, . 

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